storia

 

Ad Este la produzione di ceramiche di vario tipo è presente fin dai primi tempi della sua fondazione. Agli albori della civiltà, quando si stavano delineando le caratteristiche originarie di quello che sarebbe diventato il Veneto, Este aveva sviluppato una produzione che l’avrebbe accompagnata senza interruzioni nei secoli. Il Museo Archeologico Nazionale Atestino, che si trova nel cinquecentesco Palazzo Mocenigo, lungo i preesistenti bastioni del castello dei Carraresi, conserva reperti di terracotta risalenti al 4000 AC accanto a tracce significative di una produzione nei periodi medievale e rinascimentale, verosimilmente destinata soprattutto alla popolazione locale.
La materia prima non è lontana, la legna per alimentare i fuochi dei forni, neppure. Anche l’acqua non manca. Questa concomitanza di cause favorevoli, unita all’utilizzo delle vie d’acqua per i trasporti, apre alla produzione la prospettiva di un mercato più largo. Grazie al suo canale infatti, Este si inserisce nella densissima rete di comunicazione che permette all’entroterra veneto uno scambio di merci e materie prime con un’ area vasta, ma soprattutto con la laguna.
Anche quella della manifattura Franchini, costruita nel Settecento, vicino al Ponte della Girometta, è essenzialmente una storia di famiglia nonché una storia di passione per la ceramica. Girolamo Franchini, stimato orefice e incisore si lancia nella produzione di terraglie sopraffine ad uso d’Inghilterra, come lui stesso precisa nel 1784 di color avorio che poteva essere subito ricoperta di vernice trasparente, era di gran moda in Italia fra il 1770 e il 1775.


Alessandro Mannoli, decoratore, 1929


All’interno della fabbrica, un’illustrazione degli anni trenta


Tavola, annni cinquanta


Giovanni Battista Giorgini con l’ambasciatore americano Frederick Reinhardt, 1966

Nel 1955 è passione a spingere Giovanni Battista Giorgini ad acquisire l’antica manifattura di ceramiche nel centro storico di Este, vicino al teatro settecentesco e dal Duomo, appoggiata alle mura cittadine e affacciata sul canale che portava a Venezia. Non è difficile immaginare come questo aristocratico fiorentino, esteta raffinato, possa essere stato colpito dal fascino del luogo, oltre che dalle possibilità creative che si aprivano al suo orizzonte. Appassionato cultore delle bellezze della sua città e del suo Paese, ha lanciato l’alta moda italiana nel mondo promuovendo e organizzando nel 1951 le prime sfilate a Firenze, prima nel suo palazzo nel giardino Torrigiani e poi a Palazzo Pitti, Ripristina l’edificio settecentesco e, in un momento in cui il futuro sembra essere quello della ceramica industriale, lavora attivamente a conservare nella produzione e nella lavorazione lo stile dei grandi che lo hanno preceduto. Sa di essere l’erede di una grande tradizione, e proprio nel suo solco, intende anche innovare. Così nasce la collaborazione con la moda e con il design, che dura sino ad oggi. Capisce subito il valore degli antichi stampi che ritrova, piuttosto casualmente, nei magazzini della fabbrica. È chiaro che quel capitale, costituito si per una serie di vicissitudini della manifattura della Girometta, risulta strettamente collegato alla storia della ceramica d’Este su un tempo plurisecolare. Con quegli stampi, con i suoi dipendenti artigiani coinvolti nel fascino di questa avventura, passa lunghe ore fra prove e campioni, in una continua e costante conservazione e ricerca del bello. Nel 1960 promuove i primi esperimenti per realizzare una porcellana bianca con cui eseguire i modelli di Girolamo Franchini. Contemporaneamente collabora con giovani designer. La sua attività ha riproposto la produzione atestina su scala internazionale. Il salto qualitativo è compiuto o piuttosto è stato attuato un felice recupero di stile e di produzione nel solco delle tradizioni atestine più antiche e prestigiose.
L’intuizione di G.B.Giorgini, davvero in anticipo sui tempi, è stato il fatto che ha determinato la salvaguardia del capitale culturale della fabbrica della Girometta ponendo le premesse della sua proiezione nel futuro. Di intuizione infatti bisogna parlare, perché nulla in quegli anni lasciava presagire l’evoluzione attuale del settore e più in generale della manifattura italiana ed europea. Si occuperà dell’azienda per quindici anni sino alla sua scomparsa riportandola a nuova vita. La ceramica negli anni ’50 era un settore economico ancora solido, con ampie potenzialità di sviluppo derivanti da un sensibile incremento dei consumi storicamente senza precedenti. Nel 1975 il nipote, Giovanni Battista Fadigati , assume la presidenza dell’ azienda facendo subito la scelta di continuare la produzione nella direzione tracciata dal nonno. Sviluppa nel modo più coordinato ed omogeneo l’antica manualità con i rinnovamenti che precedono verso una produzione industriale facendo sempre attenzione ai materiali e colori utilizzati nel rispetto della qualità. Nei lavori di ingrandimento e ristrutturazione dei locali ritroverà altri stampi e continuerà ad accrescere il capitale della creazione collaborando con artisti e designer e con il mondo della moda senza dimenticare nulla delle origini. Nel 1979 una grande mostra “Este Ceramiche e l’Arte della Ceramica dal ‘700 ricorda alla città, e non solo, la sua principale vocazione. La Este Ceramiche e Porcellane continua a proporre le sue creazioni antiche e moderne. Continua a privilegiare, con uno stile da antica bottega di grande fascino, il rapporto diretto con il cliente che passa qui un momento raro, immerso nella bellezza di oggetti antichi e insieme nuovissimi, con la certezza, altrettanto rara, di potersene almeno in parte appropriare.

 
 

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